TAVOLA CON… GAMBERI
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Cristoforo da Seregno e bottega, Ultima Cena (particolare), seconda metà del XV secolo, chiesa di San Bernardo a Monte Carasso (Bellinzona)
TAVOLA CON… GAMBERI
Li troviamo raffigurati e citati sin dall’antichità, sulle tavole dei più ricchi banchetti. Gamberi, granchi, aragoste sono un cibo raro e prezioso, apprezzato ancora nel Medioevo e nel Rinascimento. L’umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina, nel suo trattato di gastronomia consigliava di cuocerli in acqua e aceto, per renderli più digeribili.
I crostacei sono simbolo di rinascita e Resurrezione, perché – secondo una notizia trasmessa da Plinio il Vecchio – in primavera si spogliano del vecchio involucro, rinnovando i loro gusci. Anche il colore vermiglio che acquistano dopo la cottura simboleggia trasformazione e rinascita.
Non ci si deve stupire di incontrarli, insieme al pane e al pesce, nelle raffigurazioni dell’Ultima Cena. I gamberi sono distribuiti sulle tavole di numerosi affreschi dipinti, fra Quattro e Cinquecento, in Veneto e Friuli, ma anche lungo tutta la dorsale alpina e prealpina, dalla Savoia al Canton Ticino. Gamberi di fiume che rappresentano, è evidente, un alimento apprezzato dalle comunità locali, ma che assumono un chiaro riferimento simbolico, insieme alle ciliegie, altro metafora di Passione e Redenzione.

