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GESTUALITA' PACATA DEL PRIMO MAGGIO

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Ovvero di "come essi si siano onestamente guadagnato il cibo"

GESTUALITA' PACATA DEL PRIMO MAGGIO

«Ho cercato di sottolineare come questa gente che mangia patate al lume della lampada, ha zappato la terra con le stesse mani che ora protende nel piatto, e quindi parlo di lavoro manuale e di come essi si siano onestamente guadagnato il cibo». Così scrive Vincent van Gogh al fratello Teo il 30 aprile 1885, a proposito de I mangiatori di patate, tra le opere più significative della prima fase della sua esperienza pittorica. Vi lavorò a lungo, eseguendone più versioni. 

La luce fioca di una lampada a petrolio si riflette sulle cuffie bianche, sulle tazzine di caffè, segna i lineamenti duri dei volti e le mani nodose, esalta la gestualità pacata e dignitosa che accompagna la condivisione del cibo ottenuto con il proprio lavoro.

I colori sono quelli della terra, tonalità di grigi e bruni con tocchi di verde-azzurro nei punti colpiti dalla luce. Pennellate dense di materia, come fosse la terra dei campi: così Van Gogh si immedesima nel soggetto rappresentato dipingendo «un quadro di contadini che – scrive - sa di pancetta, fumo, vapori che si levano dalle patate bollenti». Una descrizione autentica della realtà, senza volontà di esaltare il lavoro contadino e senza fini di denuncia sociale.

La lettera venne scritta un anno esatto prima della rivolta di Chicago del 1 maggio 1886, evento da cui trae origine la ricorrenza contemporanea. Pur non avendo, come già esposto, alcuna sottesa denuncia sociale e la data sia frutto di una fortuita casualità, non si può non notare come il dipinto sia scaturito dalle mani dell'Artista in un periodo di fervente "subbuglio" del tessuto sociale con le nuove classi di lavoratori ad evocare diritti e rispetto per l'opera prestata che non si potrebbe sottolineare meglio che con la frase usata nella missiva:  "come essi si siano onestamente guadagnato il cibo".

Come nota di costume giova ricordare che nella cucina povera le patate costituivano l’elemento popolare per eccellenza. Usate in Perù Bolivia e Messico, furono introdotte in Europa nella seconda metà del Cinquecento dai viaggiatori spagnoli e portoghesi ma furono inizialmente impiegate solo per il bestiame poiché – a causa di intossicazioni dovute a errori nell’utilizzo – si ritenevano fonte di malattie per l’uomo. Divenne alimento popolare solo tra Sette e Ottocento. 

 lucina brembati